Jazz Man

Postato: 7 Gennaio , 2010
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Avevo ricontrollato almeno una decina di volte la mail di conferma del volo acquistato a due lire su internet: orario partenza “le 17.25 da Fiumicino, i passeggeri devono recarsi al check-in un’ora e 30 minuti prima dell’imbarco per i voli internazionali”. Secondo i calcoli che avevo fatto e rifatto, il treno per Fiumicino delle 14.45 sarebbe stato perfetto per rispettare l’orario di partenza. Mentre raccoglievo gli ultimi indispensabili oggetti per riempire il piccolo zaino già in parte predisposto per il viaggio, rifacevo il calcolo per avere la piena certezza che non avrei perduto il volo per errori banali. Era da molto che tentavo di organizzare quel mio viaggio, esattamente dopo aver letto “Viaggio in Portogallo” di Josè Saramago. Volevo emulare il mio scrittore preferito e compiere un viaggio interiore oltre che fisico.

Tutto il mese precedente l’avevo trascorso a tracciarmi il percorso con dovizia di elementi, prenotando ostelli e l’automobile in loco. Avevo scelto i posti più remoti dell’entroterra portoghese per scoprire proprio i luoghi del libro, nella speranza che, frequentando le stesse località descritte dall’Autore, si sarebbe posata sul mio capo l’arte della scrittura come la lingua di fuoco dello Spirito Santo sugli apostoli.

Due settimane in pieno Aprile in luoghi sconosciuti ai vacanzieri era quello che mi serviva.

“Il volo è alle 17.25, devo dunque arrivare in aeroporto almeno per le 16.00, partendo da Roma alle 14.45 sarò a Fiumicino alle 15.45… perfetto!, anche un quarto d’ora prima” ripetevo di continuo mentre infilavo nello zaino oggettini di primaria sopravvivenza come se m’aspettassi situazioni estreme.

 “Le ciabatte! Le ho sempre dimenticate, e invece questa volta ce le metto Buon segno. Sì, questo è proprio un buon segno!”, avevo detto a voce alta come se qualcuno mi stesse ascoltando.

Per comodità, e per risparmiare sul prezzo dell’aereo, avevo comprato un biglietto per la Galizia e non direttamente per il Portogallo, ma forse non era neanche troppo sbagliata come prima tappa Santiago de Compostela, magica città, vortice di stradine ordinate e suonanti, la città dei viandanti: ogni avventura non può che iniziare da lì.

“Che meraviglia, chissà se rincontrerò quel musicista che mi lesse nel pensiero quel giorno del lontano… vediamo un po’…”,  ricordai un evento accadutomi proprio a Santiago anni prima. Per ricordare la data esatta avevo recuperato un diario accuratamente compilato in un altro viaggio proprio nel nord della Spagna durante il periodo universitario, molti anni prima. Ricordo che avevo appuntato tutta la storia che coinvolse me e un musicista di strada che suonava jazz all’angolo di un vicolo: Jazz Man si faceva chiamare.

Ricordo che fui rapito dal suono lontano di una chitarra che seguii come si segue un sentiero o un odore per capirne la provenienza. Svoltato un vicolo, quando la musica si fece molto più presente, scoprii un musicista che imbracciava una chitarra Gibson Les Paul nera e, nonostante lo strumento di prima scelta ed una grande maestria nel suonarlo, fui in realtà attirato dalla maschera artigianale che indossava. Coerentemente col genere che proponeva, il musicista aveva coperto il volto con una calza nera piuttosto doppia, come fanno i rapinatori, su cui aveva disegnato occhi e labbroni da nero a cui era appesa una sigaretta spenta. Era davvero notevole.

Mi fermai ad ascoltarlo interessato e partecipavo timidamente tenendo il tempo, proprio come chi vuol far capire d’intendersene di musica e “anche io suono la chitarra da anni, sapete!?”, pensavo.

Ricordo perfettamente l’evento che conferì a tutto ciò un connotato metafisico. Ad ogni cambio brano io sentivo una fortissima pulsione ad avvicinarmi al musicista e chiedergli l’esecuzione di un brano a mia scelta.

Non sono mai stato ferrato nel jazz, anche perché mi sono sempre rifiutato di capirlo come genere per via dello snobbismo di chi lo esegue, ed in quell’occasione mi sentivo in imbarazzo nel richiedere un brano a quell’eccezionale musicista, anche perché tutto ciò che mi veniva in mente di assimilabile al jazz era Clapton. Eric Clapton, il mio chitarrista preferito, “fa blues sì, ma forse si potrebbe adattare, d’altronde jazz e blues sono fratelli di genere… e io ho anche studiato delle scale che si chiamano proprio jazz-blues” pensavo e ripensavo per convincermi a fare la mia richiesta a quell’uomo. Ad un certo punto, presi il coraggio a due mani e, col cuore che mi batteva sempre più forte, nell’attimo di muovere il primo passo per avvicinarmi a lui, tutto il mio corpo fu letteralmente paralizzato dall’ascolto delle prime tre note dell’arpeggio che seguì al brano appena concluso: erano proprio le note che conoscevo meglio dell’Unplugged in New York di Eric Clapton, quelle di “Tears in Heaven”.

Quell’uomo mi aveva letto nel pensiero. Sono convinto ancora oggi che l’abbia fatto.

Mi sentivo pronto, carico. Prima di partire avevo ingoiato un confetto di vitamine per aumentare le mie difese immunitarie ed essere certo che quel principio di colanaso che avvertivo non esplodesse in un antipatico raffreddore: “sai che noia guardare il cielo col naso che ti gocciola!?” recitai a voce alta come se fossi davanti ad una platea.

Guardavo a più riprese l’orologio e alle 14.00 in punto, senza preoccuparmi di nulla, decisi di andare a comprare dei panini, un bibita, caricare il credito del cellulare, prelevare i soldi dal bancomat, ma non so perché, l’avevo presa con tutta calma, ripetendomi ancora in mente l’orario del mio treno per Fiumicino, che si era inspiegabilmente trasformato ne “le 15.45”, e non più le 14.45, come precedentemente stabilito.

Ero tutto eccitato, eppure mi annoiavo pensando che avevo fatto tutto troppo in anticipo e non sapevo come trascorrere quell’ora di buco che pensavo mi rimanesse.

“Quasi quasi vado ad aspettare un po’ in stazione così che non debba fare corse disumane come sempre.” pensai guardando l’orario scocciato.

Decisi di non aspettare in stazione, ma di iniziare a scrivere qualche appunto di viaggio sul diario nuovo di zecca che avevo acquistato per l’occasione.

Giunto l’orario (sbagliato) per recarmi in stazione, misi lo zaino in spalle e mi incamminai verso la stazione.

Una sensazione di fuoco che partiva dai piedi e finiva direttamente alle tempie m’aveva investito quando, leggendo il cartellone a led della stazione, assunsi che avevo inavvertitamente spostato tutto il mio programma un’ora in avanti.

L’orario d’arrivo a Fiumicino era previsto per le 17.00 in punto, appena 25 minuti prima del mio volo.

Sperai di farcela ugualmente. “Magari il treno anticiperà l’arrivo per la poca frequentazione a quest’ora” pensavo ottimista. Poi, riflettendo sul fatto che mi trovavo in Italia, tale miraggio restò appannato al pensiero delle Ferrovie dello Stato. Mi affidavo in silenzio alla speranza di riuscire ugualmente a partire. Nel treno provavo ad ascoltare i discorsi delle persone sedute accanto a me, perché non riuscivo a concentrarmi se non su questo genere di cose sciocche.

Vicino a me erano sedute due ragazze sulla ventina con un forte accento veneto, alle quali avevo anche provato a rivolgere la parola con due battute sull’aria condizionata:

– Assurda quest’aria condizionata così potente – e, sorridendo come un ebete, – mi arriva giusto qui dietro –, indicando con due dita la mia nuca.

Loro, accennando appena la smorfia di un sorriso, non mi risposero nemmeno. “Che ci vuoi fare”, pensai, “sono nordiche, è normale”.

Alla terza occhiata seccata decisi di infilarmi le cuffie dell’i-pod per provare a rilassarmi con la musica, ma il fado portoghese serviva solo a farmi pensare alla grande occasione che stavo per perdere per colpa di quella inspiegabile distrazione sull’orario del treno.

Mi rilassava fortunatamente concentrarmi sulle forme distorte che vedevo dal finestrino. Per un attimo dimenticai tutto.

Lasciammo la fermata “Fiera di Roma” esattamente alle 16.47, “solo cinque minuti e sarò in aeroporto”, meditai recuperando incredulo l’ottimismo. Ci dovevo provare a prendere quell’aereo! Se un convoglio di Trenitalia stava viaggiando con soli due minuti di ritardo, allora c’era aria di miracoli quel giorno! Così rinfilai in tasca allo zaino sia l’i-pod che il diario di viaggio su cui scrissi solo un commento cattivissimo sulla gente del nord, e mi preparai per la grande corsa.

Non ricordo di aver mai corso così velocemente in vita mia. Arrivato allo stand della compagnia con cui avevo acquistato il viaggio, non trattandosi dell’Alitalia, mi confermarono con gentilezza che l’imbarco era ancora aperto. “Fantastico!”. Allora la gioia mi fece correre ancora più in fretta e con facilità attraversai le barriere per in controllo dei bagagli e delle armi, e, siccome proprio quel giorno non avevo bombe con me, mi lasciarono passare rapidamente.

- Ha altri bagagli con sé, signore?

- No, solo lo zaino, bagaglio a mano.

- Bene, la Carta d’identità o il passaporto?

- Prego… - tesi alla gentilissima, e non solo gentilissima, hostess la mia patente di guida.

- No!, la patente non l’accettiamo come documento d’identità, mi dia una carta d’identità valida per l’espatrio e/o un passaporto – mi disse col suo sorriso mozzafiato Ester. Sbircio sempre sui cartellini di qualsiasi divisa.

“E/o”, un passaporto!?, No!, non è possibile!? Non può dirmi questo!” pensai.

- Non ce l’ho… ho solo la patente come documento, io ricordavo che era valida come documento d’identità…

- No, mi spiace, signore ricorda male, non posso farla imbarcare così.

- Ma come.. ancora non riesco a parlare per il fiatone, ho fatto una grande corsa, una grossissima corsa, io devo partire! M’attende il mio cammino, è troppo importante, lei non capisce, l’uomo del jazz, Jazz Man mi aspetta, i vicoli di Santiago, Josè Saramago… lo Spirito Santo…

E forse lì la bellissima hostess pensò per un attimo di chiamare la sicurezza.

- Signore, sono desolata, le ripeto che non posso farla imbarcare e dobbiamo chiudere il volo. Provi a vedere in biglietteria, può viaggiare anche domani.

“Domani”.

 

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Gianluca Vecchio

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Preside crocifisso

Postato: 22 Dicembre , 2009
Macchie | 10 Commenti

Circolare Scolastica n. 27 del 5 novembre 2009 recante chiarimento sentenza Corte Europea dei diritti dell’uomo

Facendo seguito alle decisioni della riunione del Consiglio Scolastico tenuto in data 3 novembre 2009, la Presidenza, nella persona del Preside, comunica che la posizione ufficiale dell’Istituto riguardo alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo nel procedimento Lautsi contro Stato italiano è che il crocifisso non verrà tolto dalle nostre aule.
A quella sentenza noi diciamo no.
No.
No no no.
Il nostro Istituto garantisce e garantirà sempre l’esposizione di simboli sacri e religiosi.
Si ringrazia per la collaborazione.
IL PRESIDE
Emilio Metallo

Comunicazione aggiuntiva interna per gli operatori scolastici che leggeranno la circolare: si prega di porre la giusta e dovuta enfasi alle parti di testo in grassetto.

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Circolare Scolastica n. 31 dell’11 novembre 2009 recante risposta richieste alunno Amdi Jebel

Facendo seguito alle richieste dei genitori dell’alunno Amdi Jebel della classe III D, la Presidenza, nella persona del Preside, sulla base di quanto stabilito nella CS n. 27, concede che nella suddetta classe venga esposta, unitamente al crocifisso, una copia del Corano.
Alla cancellazione dei simboli sacri e religiosi noi diciamo no.
No.
No no no.
Si ringrazia per la cortese collaborazione.
IL PRESIDE
Emilio Metallo

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Circolare Scolastica n. 32 del 12 novembre 2009 recante risposta richieste alunno Mario Del Dovizioso

Facendo seguito alle richieste dei genitori dell’alunno Mario Del Dovizioso della classe III D, la Presidenza, nella persona del Preside, sulla base di quanto stabilito nelle CS n. 27 e 31, concede l’affissione di una stella di David nella suddetta classe.
Ancora una volta la Presidenza, nella persona del Preside, ribadisce la propria posizione a favore dell’esposizione di tutti i simboli sacri e religiosi. Alla persecuzione noi diciamo no.
No.
No no no.
Si ringrazia per la cortese collaborazione.
IL PRESIDE
Emilio Metallo

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Circolare Scolastica n. 33 del 14 novembre 2009 recante risposta richieste alunni Carlo Ruggeri, Serena Malizia, Gianni Lecito, Alberto Cazzulani e Allegato n. 33/bis

Sulla base di quanto stabilito nelle CS n. 27, 31 e 32, la Presidenza, nella persona del Preside, concede l’affissione dei simboli sacri e religiosi, come da richieste pervenuteci. Tutte le religioni hanno il diritto di essere rappresentate.
All’oscurantismo noi diciamo no.
No.
No no no.
Nel documento allegato n. 33/bis si riporta l’elenco dei simboli sacri e religiosi di cui è concessa a oggi l’esposizione nella classe III D.
Si coglie l’occasione di questa CS per invitare tutti gli alunni e i loro genitori a un comportamento più pacato, diligente e maturo.
IL PRESIDE
Emilio Metallo

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Circolare Scolastica n. 35 del 19 novembre 2009 recante risposta richieste alunni Jenny Barca, Marcello Cioffi

Facendo seguito alle decisioni della riunione del Consiglio Scolastico tenuto in data 18 novembre 2009, la Presidenza, nella persona del Preside, comunica che le decisioni riguardo alle richieste dei genitori degli alunni Jenny Barca e Marcello Cioffi sono:
-    NON viene concessa l’esposizione del simbolo satanico, perché l’effigie di Cristo frustato da Satana può essere ritenuta lesiva della dignità e del credo degli alunni di fede cristiana;
-    VIENE altresì concessa l’esposizione di un (1) fallo gigante in marmo, simbolo degli adoratori di Pnom dalle Lunghe Chiome.
Si coglie l’occasione di questa CS per invitare tutti gli alunni e i loro genitori a smettere di subissare la Presidenza, nella persona del Preside, di richieste sempre più bizzarre e capziose.
Agli atteggiamenti capziosi noi diciamo no.
No.
No no no.
IL PRESIDE
Emilio Metallo

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Circolare Scolastica n. 42 del 25 novembre 2009 recante provvedimento locazione classe III D

A seguito dell’installazione di un (1) fallo gigante in marmo, come da CS n. 35, l’aula fino a oggi in uso per la classe III D (aula 133) viene dichiarata inutilizzabile per carenza di spazio vitale. Fino a nuovo ordine, le lezioni della classe III D si terranno sul tetto della scuola, salvo condizioni climatiche sfavorevoli, in occorrenza delle quali le lezioni saranno annullate. Durante le ore di lezione, agli alunni viene riconosciuto il diritto di recarsi con frequenza triquotidiana nella vecchia aula (aula 133) per contemplare i simboli sacri e religiosi che rimarranno comunque esposti.
Si coglie l’occasione di questa CS per comunicare la ricezione e il conseguente accoglimento delle dimissioni del Preside Emilio Metallo da parte del Consiglio d’Istituto.
L’EX PRESIDE
Emilio Metallo

Simone Maurilli

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