Newton Einstein - Einstein Newton
Postato il
26 Giugno , 2009
Filed Under Macchie |
“Quest’anno, quantevveroddio, me ne vado via da qui! Sì, lascio questo paese e me ne vado a studiare a Bologna, o da un’altra parte. Chissà quanta gente nuova incontrerò, studenti e soprattutto studentesse di tutte le parti d’Italia, chissà quante ce ne saranno. Ed io sarò proprio lì. Sì, ci sarò anch’io. Me ne vado, basta, lascio tutto. Sarà bellissima la mia vita universitaria. Mi pare di aver deciso definitivamente per Economia Aziendale. Suona bene, no?!. E poi, oltre a suonare bene all’orecchio, dicono che dopo la laurea lavorino tutti… il futuro, la famiglia, la disoccupazione… oh mamma, quanti problemi dovrò affrontare! Devo mettermi al sicuro. Non ho idea di cosa si studi precisamente ad Economia Aziendale, ma dopo, dicono, si lavora sicuro, come per magia.”… mentre pensavo a queste e a molte altre cose confuse come queste, come liberato da un’apnea durata la notte intera, mi sollevai dal letto in un colpo solo rischiando il colpo della strega e inspirai profondamente con la bocca, come quando si viene colti alla sprovvista: questo fu il risveglio di merda che mi attese la mattina del secondo scritto degli esami di maturità.
Avevo avuto come una rivelazione, focalizzai un’immagine terrificane che aveva invaso i sogni e i pensieri e che durante quel risveglio occupavano la mia mente. Si trattava di un’immagine doppia, un’immagine distorta: i volti di Newton e di Einstein che si sovrapponevano creandone uno solo. Terrificante.
Nel mio caso però le due immagini erano entrate in contrasto tra loro, i due scienziati che litigavano e si trasformavano in belve feroci, si voltavano verso di me e, con sguardo di sadica intesa, correvano a denti scoperti per assalirmi, ferirmi… e lì, appena aperti gli occhi, e con essi schiarita anche la ragione, capii tutto: il tema di italiano.
Coloro che concepiscono le tracce degli esami di maturità, si sa, sono esemplari umani con gravissimi problemi, ma in quel momento iniziai a pensare di avere problemi ancor più gravi dei loro; sì, perché quella traccia ispirata ad un pezzo di frase, di un pezzo di discorso, di un frammento di pensiero di Norberto Bobbio chiedeva una riflessione su Newton.
Ma cazzo!, su Newton?… su Newton, dico, ma non vi è venuto in mente proprio nulla di più adatto ad un ragazzo di diciotto anni?! Che poi tra l’altro si scoprì pure che avevano sbagliato ad interpretare la frase in questione. Ebbero la cattiva idea di ispirarsi al pensiero di un vivo. Ma come? Un qualsiasi studente al secondo anno di filosofia sa che è sempre meglio parlare dei morti e non dei vivi. Per non correre il rischio di essere smentiti dal diretto interessato, ovvio no? E il diretto interessato, in quel caso Bobbio, si affrettò a smerdare i funzionari ministeriali ai microfoni di tutti i TG. Ed io, che sono sempre stato superficiale e approssimativo, durante l’esame partii in quarta a chiacchierare di Einstein con la mia scorretta e retorica dialettica da adolescente. Qui qualcuno potrebbe dirmi “fica l’idea di un parallelismo tra i due scienziati!”. Macché parallelismo, io semplicemente avevo sbagliato, non avevo letto la traccia più di mezza volta. Ero terrorizzato. Le altre tracce erano un disastro. Potevo solo copiarle, perché trattavano argomenti di cui non avevamo parlato a lezione, perché a scuola da me non si parlava di nulla se non di Dante Alighieri. Sì bravo, per carità, ma esiste poi anche tutto il resto…
- Mamma, mamma, ieri all’esame ho completamente sbagliato il tema di italiano … - urlai correndo verso la cucina.
- Vatti a lavare i denti prima di parlarmi, Claudio!…
- Mamma, aspetta, è una cosa gravissima, ho confuso Newton con Einstein!
- Ma non ti preoccupare Clà, che fa? Quelli mica stanno a guardare ste cose… e tranquillizzati un po’!
- Seee… come non stanno a guardare questo? E se non questo, cosa allora?
- Ma la commissione vede la forma con cui sono scritti i pensieri, il modo che hai di ragionare…
- Mamma, ma io scrivo di merda! La professoressa Palo-La sorte me l’ha sempre detto… -
E qui si sentì in dovere di esordire mio padre, che ascoltava tutto da fuori:
- Si chiama professoressa Palo, ebbasta!
Ma mia madre prontamente ribatté:
- No, t’ho sempre detto che si chiama La Sorte! Il marito è Palo!
“Ma è questo il momento di aprire il dibattito sul cognome di quella stronza della professoressa?” pensai, senza dirlo. Anche perché era notorio che la stronza intendeva far circolare il doppio cognome che fa molto “origini nobili” e, a giudicare da quanto appariva cianotica quando la mattina arrivava in classe struccata, forse il sangue ce l’aveva davvero blu. Io avevo sempre associato quel suo diventare cianotica al modo che aveva di succhiare le sue lunghissime e strettissime sigarette. Chiudeva le labbra attorno al filtro e tirava così a fondo che le guance le si raggrinzivano tipo sottovuoto, come quando si fa l’imitazione del pesce, tanto per capirci.
Pensai che non mi avrebbero mai graziato per quello svarione all’esame, era troppo grave, pensavo che mi avrebbero bocciato. “Che cazzo ci vado a fare allo scritto di matematica!” pensai più volte percorrendo la breve strada da casa mia a scuola la mattina stessa. “Il tema è tutto sbagliato, scritto male,… lo sapevo, dovevo fare come gli altri, dovevo imbrogliare, dovevo copiare il tema su Eugenio Montale dai tascabili che avevo con me, anche se Montale non l’abbiamo visto neanche col binocolo quest’anno. Perderò un anno. Un anno della mia vita. Pensa che figura di merda con tutti gli altri. E poi addio Bologna, addio Economia Aziendale.”
Insomma, l’esame lo sostenni completamente, ma non chiusi occhio una sola notte fino all’uscita dei quadri. Durante l’orale qualche riferimento alle nefandezze del mio tema uscì. Ricordo che accanto a me c’era compostamente seduta la tizia che ci doveva insegnare matematica, nostra commissaria interna. La professoressa notò che il Presidente di Commissione stava tentando di mettermi in difficoltà, con un atteggiamento che, se avessi avuto qualche anno in più, mi sarei fatto forse arrestare. Si, ok, avevo confuso Einstein con Newton, ma almeno non l’avevo mai nominato… perché non avevo idea di come si scrivesse Einstein. Solo ad un certo punto provai a descriverlo, ma siccome non sapevo descrivere dissi solo “…un uomo piccoletto e con i capelli bianchi da scienziato pazzo”… e il Presidente non ebbe il coraggio di contraddirmi, perché chi glielo diceva a lui che anche Newton non fosse basso e con i capelli bianchi da scienziato pazzo. Da vecchio ce li avrà avuti sicuramente i capelli bianchi. Ricordo che questa tensione stava per degenerare e la tizia di matematica, conoscendomi, senza guardarmi, mi sussurrò “non dire niente, non rispondere!”
Non risposi e così non fui bocciato. Ebbero clemenza, penso, nei miei riguardi. Maledetta clemenza. Solo io ora so quanto mi sarebbe stata utile quella bocciatura, per evitarmi la cazzata di prendere Economia Aziendale all’Università. Ora penso che avrei dovuto compiere quella scelta leggendo i miei istinti più profondi e non le statistiche dei libri che parlano di occupazione. Avrei dovuto scegliere col trasporto della passione e non con quello delle paure sul futuro, sul contratto a tempo indeterminato, sul mutuo, sulla famiglia, la casa, l’avvenire, la posizione, la disoccupazione… su tutte queste cazzate qua.
G_
Commenti
One Response a “Newton Einstein - Einstein Newton”
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Grande Gianluca.
Non ti smentisci. Sei proprio bravo a scrivere, cavolo. Mi piace molto, la tua scrittura.
E questo racconto mi ha fatto sorgere anche una risata, qui: “Solo io ora so quanto mi sarebbe stata utile quella bocciatura, per evitarmi la cazzata di prendere Economia Aziendale all’Università”.
Giao G_
Gab