isole

Postato il 28 Maggio , 2009
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isole: era così che si chiamava l’episodio del cazzo di quel film di merda di nanni moretti? ma chi ha detto che le isole sono belle? su, vieni qui e dimmelo, dimmelo in faccia che prima ti sputo e poi ti mollo un calcio diritto sul naso!
no, sul serio, amici, le isole fanno cagare! e  con le isole la gente che le sceglie come sede di villeggiatura. sacra famiglia inclusa.
vaffanculo i traghetti le code al porto il sole e tutte le sbronzissime conseguenze del concetto di isola. uno stronzo di terra che galleggia immobile, circondato dalle acque - e soprattutto distante un mare dalla civiltà!
perché ce l’ho a morte con le isole?
intanto vaffanculo. poi sei hai la pazienza di ascoltarmi gridare, te lo spiego.
ah, vedo che mandartici non ti ha offeso più di tanto. bravo.
allora, vediamo almeno di saziare la tua curiosità e ripagare questa pazienza spiegandoti perché mi fanno schifo le isole, e questa, in particolare.
dunque. ischia, se volete collocare la cosa geograficamente, è un posto del cazzo che si trova nel golfo di napoli… per definizione, è un ritrovo di camorristi e novantenni tedeschi, quindi oltre ad essere un posto del cazzo, sottolineo cazzo, è un posto noioso. e non venite a dirmi per carità come mia madre “da piccolo ti ci divertivi” e fesserie del genere - i ragazzini si divertono ovunque. e poi io non mi ci divertivo da ragazzino, ma da adolescente: e quella è una faccenda radicalmente diversa.
dicevo, uno viene - anzi va - in un posto per riposarsi. ok, giusto, è pacifico che se tu vai su un’isola, dico, ti riposi. allora io ho seguito le pressanti richieste di mia madre - meschina mi vede solo per le feste - ho abbandonato la metropoli e sono partito alla volta dell’isola con la mezza idea di fare un documentario sui pescatori eccetera. (per inciso, mi chiamo leone, ho trentasette anni e faccio il regista - ora che lo sai stai molto meglio, vero? sì lo so tanti cazzi. e, ah… se non l’avessi capito, mi piace il turpiloquio.)
treno ore 18&45 (di un pomeriggio eccessivamente caldo)
arrivo in stazione coi miei bagagli, (autobus in ritardo) comprato e obliterato al volo il biglietto mi seggo di fronte ad una ragazza dopo essermi fatto in quattro per non perdere il mio eurostar. lei sta leggendo tullio de mauro (mi viene moscio solo a pensarci) mentre io vorrei dirle buttalo dal finestrino e lanciamoci in una folle e disperata invettiva contro trenitalia che si fa in quattro per farci fare il culo in quattro aumentando ritardi e disfunzioni e tutto. sorriso di lei. ha i baffi, me ne accorgo, e le sue quotazioni sul mercato della fica calano vertiginosamente, stroncando sul nascere qualsiasi ipotesi di conversazione. mi addormento.
risveglio1: guaito di un moccioso che sbava sugo di qualcosa. zero istinto paterno e lo fulmino col mio non-sorriso da orco (guai a te se ci riprovi). la donna-stalin continua a sgobbare sul de mauro e io ripiombo in catalessi.
risveglio2: aversa. mi fa schifo aversa perché svegliarmi qui… ah ecco perché… squilla il cellulare. (sono in vacanza porcatroia!) si? per quella trasmissione… non non ho nessuna intenzione di lavorare per teletuscolo (col cazzo che lo farò) rispondo in modo cortese “ciao e a risentirci” (a più tardi a domani a mai più forse…)
(odio i luoghi comuni su villaliterno)
LUOGHI COMUNI SU VILLA LITERNO - qui la gente sfrutta i neri per fargli raccogliere i pomodori qui le case sono basse perché fanno solo un piano poi fermano i lavori qui sono tutti camorristi qui la mozzarella è buona ma ci mettono il gesso ecceteraeccetera blablablaablaaaaaaaaaa.
la tipa col de mauro mi guarda come se desiderasse ardentemente qualcosa (riceve solo un silenziosissimo fottiti!) si lecca i baffi - letteralmente - al terzo pasticcino-by-eurostar. vorrei dirle “prendi anche i miei se proprio desideri qualcosa di mio da mettere in bocca!” invece taccio (anche se - pensandoci bene – potrebbero anche finire in un letto queste mie fantasie ferroviarie, devo stare attento ai treni - mi dico).
quando poggio le infradito nel caldo denso e palpabile di napoli-stazione-centrale di colpo si concretizzano in forma di fastidio tangibile tutti i motivi per cui non torno mai. non ultimo la voce petulante dello speaker.
1 2 3 volte squilla il cellulare. rispondo bruscamente e sono le nove di sera. per raggiungere i miei ad una cena (ma guarda… il loro passatempo preferito!!!) ho bisogno di un tassì e puzzo di treno - ma che importa. che cosa ci sono venuto a fare? l’ho già dimenticato e sono ormai da un po’ sulla terraferma.
subito una cena dunque. subito-una-cena-stasera…
la politica interna… il crollo del mibtel… al mercato quei peperoni… veltroni è un coglione… a cinquemila invece che a dieci… molto meglio dell’altro… gucci… il pesce? non ora… friggerlo… e giù così per un’intera serata.
per me è buona la prima. accendo un televisore ma c’è solo festivalbar e la dottoressagiò per fortuna è finita a letto col medicoinfamiglia. mi vergogno a dire che quello spot con i prosciutti l’ho girato io (mi dico, toh… hai vergogna a lavorare esclusivamente per soldi! certo perché adesso si lavora per la gloria il fascino la fica e via discorrendo - il mondo al contrario direbbe mia nonna).
porto di baia ore 10oclock (di una mattina ventilata)
il giorno dopo la manu (la barca di mio zio che diciamolo ha una sola poppa ma è enorme) recita l’avemaria col motore in un rosario di catarri e fumo, tutta singhiozzi ed elica (ma come parlo? cosa sono, il testo una canzone di de gregori?) poi si parte. sottocosta caldo moderato e ventoso. isole… ecco una cosa che mi piace, ho sempre amato il mare da solo in barca. squilla il telefonino 1 2 3 volte si sono io! (cristo-santo-le-vacanze!) no la mostra non l’ho ripresa zero autorizzazioni… che cazzo me ne frega a me delle tue scadenze sono in vacanza… si lo finisco ci penso io… si ciao… stai tranquillo.
due minuti dopo io e la manu siamo a forio.

sotto il sole cocente al porto di forio ore 13&42
da un’ora sono al porto. guardando un relitto sulla sabbia mi viene da pensare ai deserti di quei film western… tra poco mi squaglierò… (dove siete ormeggiatori del cazzo?) urlo un nome a squarciagola/niente. sbraito e fischio come un animale/niente.

sotto il sole cocente al porto di forio trentacinque minuti dopo
pesante arriva un indigeno panciuto irsuto e con la barba unta dalla frittata di maccheroni che probabilmente ha appena finito di scrofare appollaiato ad un trespolo di un bar con una birra davanti e il cazzo duro come ogni marinaio che si rispetti.
abbiamo problemi con la lingua (e la sua per altro conserva ancora gli ultimi ricordi del pranzo). però siccome il lingo del danaro lo capiscono tutti, quando faccio il nome dello zio luciano l’indigeno si scusa tre volte ormeggia la barca e s’offre di offrirmi un caffè (the power of zio luciano).
il caffè con te mai (mi dico e mi ripeto) pezzo di merda isolana. no, non lo dico perché sei un pitecantropo in mutande scottato dal sole, no (magari non solo per quello). ma perché ti viene il pepe al culo e lavori solo se senti il nome di mio zio, mentre, mentecatto, dovresti ormeggiare le barche comunque e a chiunque. è il tuo lavoro, del cazzo ma il tuo lavoro.
dunque! sono sull’isola.
intorno a me la puzza nauseante del pesce si taglia come un filetto di tonno al sangue (ancora con queste metafore, cristosanto! devo imparare a pensare normalmente, da quand’è che la gente pensa per metafore?). mi guardo intorno e vedo vecchi e pietre. trasudano memoria. come se mi interessasse davvero la loro storia. come se riprenderli con una videocamera potesse restituire la vita a questi morti viventi. se le foto rubano l’anima questi qui sai da quanto tempo sono diventati zombie.
vado a casa. mamma e zia cucinano. fa caldo. ho lasciato il mio portatile a casa. ovvero a mia madre: non l’hai portato? nonl’haportatocazzo! ho un attacco di panico.
(per chi non lo sapesse, io non so più scrivere a mano e non mi ha mai sfiorato l’idea romantica di scrivere come ha detto qualcuno anche mille pagine con la lettera32olivetti per il puro gusto retrò di tasti che battono tictactictac. e poi non ci raccontiamo balle che avete la segretaria che voi dettate e lei scrive. eccola la poesia il romanticismo: la segretaria si fa il culo e voi la gloria e a volte anche il culo della segretaria).
cosa-cazzo-ridi-ripeto-cosa-cazzo-ridi? ti ci voglio vedere dieci giorni su un’isola senza nessuna tecnologia: io ci ho fatto il callo a questa roba! Alla tecnologia, dico. voglio il mio pc cazzo, qui non c’è nemmeno la tv. ma chi l’ha detto che questo è riposo. quando va via la luce io impazzisco. potrei anche morire. ma te ne rendi conto? oggi come oggi siamo tutti attaccati ad una spina peggio di un malato terminale. se la stacchi. puff. è finita. e io peggio.
LAPASTAE’PRONTAAAAAAAA!!!
(per riavermi dallo shock ho passato un giorno a letto - ho divorato un libro di storia medievale di mio padre e bestemmiato random i santi di tutti i calendari del mondo.)
oggi è domenica. ieri sono andato in centro a cercare le videocassette. avete dieci minidv da un’ora? no. è domenica e io non ho videocassette. la mdp mi guarda dal basso con aria di sfottò e io non so davvero cosa cazzo fare. potrei spaccare qualcosa, ad esempio la faccia del padrone-di-casa una specie di rambo rozzo e tuttofare del tipo vi aggiusto io e faccio io non si preoccupi dia a me.
dite che l’isola è bella: VAFFANCULO L’ISOLA!
quest’isola mi fa cagare e con lei tutti i quarantacinque nuclei familiari che popolano o meglio hanno colonizzato con la loro messe di marmocchi la spiaggia di San Francesco che oramai puzza di sugo di melanzane fino alla battigia.
fingo di non conoscere almeno una dozzina di persone (abbronzate, identiche a quindici anni fa alle quali non saprei veramente cosa dire - ah no, potrei mandarle a fare in culo, già che ci siamo, no?) dribblo una diciassettenne modello britney che mi fissa in estasi (vabbeh, diciamo che mi piace pensarlo). al bar mi seggo e osservo lo spettacolo che zio luciano offre ad uso e consumo dei passanti: vendi si se superano il 10 vendi ah le brixton tengono si colella risolvilo tu - chiude il telefonino - mandateafareinculo! - si tuffa di nuovo nel suo sigaro e nella lettura del soleventiquattrore. non è cattivo, zio luciano. è divertente parla poco e quanto meno bestemmia.
ah, ecco tutta la sacra famiglia che scende al mare chiassosa al punto giusto. nemmeno il tempo di arrivare e mia madre comincia a rompere il cazzo. no! non lo faccio il bagno. è da una vita che mi torturi col bagno sono trentasette anni che mi ammorbi col bagno e la spiaggia. (intorno a me trecentosessanta gradi di facce attonite, a cui sembra abbiano ucciso il gatto visto che il villeggiante medio ritiene che il bagno in spiaggia sia la cosa più bella e sana - naturalmente dopo il sole stesi come lucertole alla piastra)
silenzio che la gente ci guarda, e ‘sti cazzi. direi.
invece alzo il culo dalla sedia a sdraio e in un istante sono fuori portata dagli sguardi unti di crema solare, delle balene spiaggiate come signore o viceversa.
ore 21 cena (su una terrazza piena di zanzare)
vuoi altra pastefagioli?
ma che cazzo pasta e fagioli con quarantagradi! dico ma cos’è inverno, credetepropriochesiainverno?
mio padre mangia e pensa di non essere d’accordo con la storia del pc. lui scrive a penna. (salvo chiamare me ogni volta che il suo pc va in palla)
bulimia… bulimia! - mangiamo tutto. tutto tuttotuttotutto! sei portate… e io nel frattempo faccio una chiamata. (sei tu - si mi manchi qui non c’è un cazzo da fare. ah tu esci con ivan… beh potevi dirmelo… ah me lo stai dicendo… no… non sono geloso… nooo…ma che dici… geloso io, puah! ok ci sentiamo domani ok.)
che facciamo, caliamo un velo pietoso?
doccia. esco. mi sento mediamente attraente. che cazzo ridi ancora? sempre lì a impicciarti dei fatti miei. potrò anche essere sfigato in privato, o no?
rinvengo in autobus
ecco. di fronte a me c’è un’indigena - mi strizza l’occhio e accavalla le cosce - lascia vedere le tette (sono pure grosse). dov’è l’inganno? ammicca e poi sgomita con l’amica - un cesso. il cesso si gira e mi guarda. ammicca anche lei… (oh, allora la cosa si fa gustosa!)
ecco si preparano a scendere e io aspetto di fianco… scendono lei sorride e ha i denti marci. sorridehaidentimarci! lo sapevo: non mi inganni stronza di un’indigena tettona con amica cesso.
sono al porto ore 23 (folla e caldo)
passeggio per un’ora mentre pensosamente evito lo struscio delle cariatidi tedesche. sono una comitiva di zoccole sessantenni vestite da tredicenni e profumate da novantenni (la cosa per altro non disturba i militari che le fermano dieci metri più avanti).
torno allo stazionamento poco dopo la mezza. ma non ci sono più autobus. dovevo saperlo siamo a ischia no? lo so dovevo solo immaginarlo. non era difficile… solo che un po’ di progresso in dieci anni uno pensa che è arrivato anche qui, non si sa mai!
però ci sono le motorette voilà 25euro e vi porto a forio.
(graziealcazzo! con 25euro sono bravi tutti.)
arrivo a forio in triciclo e bestemmiando.
nel mio letto ore 2 caldo e zanzare
ho la schiena piagata, capito? la schiena piagata per un’ora di sole! vaffanculo la spiaggia il sole… e queste cazzo di zanzare.
(perché sulle isole c’è il sole e le zanzare e la gente che è notte ma invece di dormire ha pensato bene di aprire l’hollywood proprio qui davanti - ma non glielo puoi dire andate a farvi fottere tutti e dodici, non lo so mica se capiscono magari finisce che la prendono male e sono dodici e sono giovani e forti e tu sei morto).
(e poi che cazzo devo fare con trentasei gradi di notte? e un trattore in casa che russa come mio padre o viceversa. e le spalle piagate e uno sciame di zanzare-omicide che mi ronza intorno aspettando solo di trovarmi sanguinoso e succulento. isole: che posto di merda!)
provo a dormire… ma hai voglia a provare… sono agitato e sogno una piovra che ci rovescia la barca mentre peschiamo e poi siamo sott’acqua e nuoto e poi c’è il delfino delle caramelle che mi salva e mi porta sul fondo troviamo il tesoro del capitano (il mio portatile) all’improvviso siamo in spiaggia e il delfino è diventato balena poi mucca milka ma invece è la tettona indigena coi denti marci che divora tavolette lilla.
(risveglio sudato)
prendo un libro e vado a leggere in giardino e mi addormento finalmente.
ore 8&15 casa (mattina rumorosa e calda)
mi risvegliano le grida mattutine della sacra famiglia - ho dormito in giardino e poco e gli insetti mi hanno divorato. trangugio il cappuccino e faccio la doccia.
esco che sono già tutti al mare. io non sopporto la spiaggia. nel frigo c’è il mio pranzo: panino con la frittatina - che schifo. cerco un diversivo poi vado a fare la spesa. al supermarket sono come in trance. intorno a me c’è ancora lo sciame di zanzare la signora della cassa è la mucca milka: traballo.
sisentebene? si certo. (fatevicazzivostri) schiere di mamme indigene si preoccupano per me spontaneamente. non me ne frega un accidente: vi colga l’uragano a voi e la vostra isola di merda. signore coi baffi donne tanodamorire meridionalmente invadenti coi baffi e le tettoneflaccide fatevi solo la vostra spesa del cazzo lasciateminpace! e gia che ci siamo passate dall’estetista a farvi i baffi, tutte, subito! che almeno se vi incontro non mi viene il vomito.
lascio il mondo dietro il cancello entro in casa mi sdraio flaccido faccia sul letto: dopo pochi secondi sono sudato.
inerzia
qui si vive nella più totale apatia. inerzia.



senza avere nulla da fare separato dal mondo da uno sputo di mare marrone a un’ora di traghetto da qualsiasi forma di civiltà contemporanea.
cristosanto se impazzisco… guardo frenetico l’orologio. (nemmeno la telefonata-di-rito è arrivata)
blackout spengo il motore e dormo (non so che ore siano ma fa caldo)


(non sono felice per niente in questo maledetto posto non succede niente o meglio niente di buono. domani prendo la mia roba e scappo: saluti mammine ziette zii cugini sacra famiglia focolari pranzi cene e la stramaledetta isola - datemi un sedativo che calmi quest’ansia: datemi qualcosa di moderno e civile!)
ore 16oclock
anche i telefonini impazziscono su quest’isola: come biasimarli!
ischia ore 22 ad un bar
per evitare la cena ho puntato una pistola alla tempia del mio cervello minacciando di premere il grilletto nel caso in cui non costringesse il corpo ad uscire di casa. sono seduto al bar con la-prima-ragazza-decente-che-mi-abbia-rivolto-la-parola. è idiota, fino alla base dei peli del culo. fisicamente grezza ma indigena autentica e patinata, almeno un po’.
è il suo sesto gintonic non conosco il suo nome e mi guarda vogliosa (questa volta in effetti sì). sono sicuro di poterle fare quello che voglio quando voglio e dove voglio (ovviamente tra poco e a casa sua - ci pensate a scoparmela da me con tutta la sacra famiglia? con mio cugino sveglio che magari guarda e si sega pure…)
scoparti un indigena è un piacere antico come l’america. il mio ennesimo vodka lemon mi suggerisce questa ed altre romanticherie che, fossi più sobrio me lo farebbero venire duro immediatamente. intanto continuo a parlare. mi piace raccontare balle, purché siano realistiche. le dico in un orecchio che sono uno scrittore semifamoso - ah tu fai architettura si interessante eeccetera.
dopo un altro paio di stronzate del genere mi chiede di accompagnarla in un posto.
(mi assale un dubbio…)
non faccio domande.
(ho un dubbio)



siamo per le scale e gli argomenti di conversazione sono esauriti. lei decide di infilare la sua lingua nel mio orecchio. la cosa mi disturba. ma guardando la situazione nel complesso mi viene più o meno duro. io la trovo scopabile. lei mi trova bello e - cito testualmente -  “tiene voglia a fottere”. ah… beh… non l’avevo capito. e, pensa, a me quasi quasi sta passando. quindi la spingo in casa e mi abbasso di scatto i pantaloni. segue la prevedibile sequenza di preliminari sull’ingresso che nemmeno vale la pena di descrivere. nel momento topico, con lei a gambe aperte e io a cazzo in mano la avverto: “non ho preservativi”.
e nemmeno io. ah… ma qui sotto c’è la farmacia, c’è il distributore.
cercando di non cadere e restare un minimo arrapato, faccio le scale quattro a quattro.




ecco il distributore (mi assale un altro dubbio)!

NO! NO! NO! NO! NO!
cazzoèvuoto cazzoèvuoto cazzoèvuoto!
lo sapevo. improvvisamente, tra un rutto alla vodka ed uno al gintonic capisco perché in quest’isola di merda ci sono tutti questi mocciosi.


isola del cazzo. vaffanculo tu nannimoretti riposatisulleisole eccetera. vaffanculo la tipa che mi rimorchia e non ha nemmeno il cappuccio! vaffanculo a me. vaffanculo il distributore vuoto e la farmacia chiusa. vaffanculo il tipo del bar che mi guarda ride e dice “no, mi dispiace non ho preservativi se no giuro che te ne darei” vaffanculo tutti! andateveneaffanculo! io torno a casa. torno al mondo civile, torno al computer, ad internet, al cellulare che ha sempre campo, torno e basta. vaffanculo: le isole fanno cagare!
e guarda, adesso, prima che parta il traghetto, tocco ferro faccio le corna e mi gratto pure i coglioni, casomai a ‘sta bagnarola venga in mente di affondare.

Alessio Aragno

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Commenti

3 Responses a “isole”

  1. arriva l’estate: resistiamo insieme « signora maria su 29th Maggio, 2009 11:49

    [...] isole, un racconto breve. bellissimo. l’autore è persona a me molto vicina. :) [...]

  2. Giuseppe Aragno su 30th Maggio, 2009 08:29

    Attaccoleparole e mi abbandono aunfrequente turpiloquio per modernizzare la miascritturadivecchiorimbabito. E’ molto bello, sì. Davveromoltobello. Io poiloso: la persona chescriveè genialuccia e lesipossono perdonare le tonnellatediparolacce e l’ostentata esuberanza sessuale. La vitaèvista quasi a una sola dimensione, macazzomarcusenonc’entra: è quella dichiscrive e in fondoglialtri sono solo una proiezionedelsuo io. Ma questoèdiritto di chi scrive e dietroimillemodi di raccontare il meccanismo è piùomeno sempre questo, conqualchefica in più o inmenoa seconda dei temperamenti. Un altro modo credononcisia. Potesse parlare unpersonaggiodoppio - il trattorecherussacomeilpadre e ilpadrecherussacomeuntrattore - direbbe che questa è l’artisticaprepotenza dichiscrive. Di Ischia io ricordosoprattutto un giardinoall’alba e, ahimé, il ticchettio dellaOlivetti32 che tra caldo, zanzare e astrusepretese di un piccolo e promettenterompiballe, s’ètrasformato induelibri. Ma lodicoconle parolacce: sonouna cagata e nonvalgono unosolodei tuoi racconti.

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  3. hotel Napoli su 16th Settembre, 2009 14:40

    hotel Napoli…

    Napoli città d’arte: tutti gli hotel a Napoli…

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