In punta di piedi

Postato il 3 Aprile , 2009
Filed Under Macchie, Schizzi - In punta di piedi |

Nota: “In punta di piedi” è un progetto di Teatro e musica scritto da Maurizio Capuano su ispirazione delle canzoni dei “Dulevand”. Sarà proposto in dieci singole parti ognuna delle quali accompagnata da un brano musicale)

Ascolta il brano “Duemilacinquecento giorni - DULEVAND”

Duemilacinquecento giorni

La nebbia non aveva ancora intenzione di levare le tende e la vecchia stazione sembrava il palco di un teatro da dove, prima o poi, sarebbero usciti tutti i fantasmi che mi perseguitavano.

Quel fragile muro lattiginoso, invece, venne squarciato dal muso fuligginoso della locomotiva che lentamente si avvicinava alla banchina e che presto mi avrebbe portato via da lì.

Salii gli scalini del treno, portando insieme il peso della valigia e quello delle paure e dei dubbi. Durante il viaggio, attraverso il finestrino non riuscivo a vedere altro che la proiezione di una pellicola di un interminabile film di passione, rabbia, dolori: i 2500 giorni trascorsi insieme a Teresa. Tanto era durata la nostra storia comune. Vinto dalla stanchezza e dai ricordi chiusi gli occhi e tutto il senso di disagio che mi portavo appresso venne d’improvviso attutito dal sonno che mi rapì e mi rilasciò solo poco prima di scendere, il tempo di rendermi conto di chi ero e dove mi trovavo.

Arrivato a destinazione e sceso dal treno il posto dove posai i piedi e la valigia era proprio come me lo avevano descritto: tutti correvano e nessuno aveva il tempo né la voglia di distogliere lo sguardo dal proprio orizzonte.

Benvenuto, quello che ti possiamo offrire gratuitamente e in quantità illimitata è solitudine.

Non sembrava un bell’inizio, ma tutto in questo posto era pervaso e accompagnato da solitudine, non mi ero mai sentito così solo, anche nel posto di lavoro che avevo accettato prima di partire. Li chiamano “open space”, spazi aperti, un ossimoro; di aperto c’era solo l’ingresso per la cella all’interno di un grosso alveare.

Arrivi, ti siedi, accendi il tuo computer, controlli la tua posta personale, leggi gli ordini e pianifichi la tua attività da svolgere durante le tue ore lavorative.

Di “open” non c’era traccia e il cartello che i dirigenti avevano dato ordine di attaccare su ogni parete delle gabbie lo ricordava: “Ogni giorno si lavora come se fosse il primo, quello di inaugurazione”.

Mau. Cap.

 

 

 

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