Nuda proprietà

Postato il 25 Febbraio , 2009
Filed Under Macchie |

 

Garbatella, 4 vani, doppi servizi, giardino di 40 mq, cucina abitabile, cantina e box coperto. NUDA PROPRIETA’. 200.000 €”

 

Fu leggendo quest’annuncio che decisi di rivolgermi ad un’agenzia per porre fine allo sperpero del pagamento degli affitti infruttiferi e decidermi finalmente a comprare una casa. Una casa tutta mia. Non sapevo in realtà se fosse meglio la prigionia del condividere spazi, odori e pulizie con altri oppure la prigionia del mutuo in banca. Solo un anno prima mi sarei dato del pazzo al solo pensiero di mettermi nelle mani di quella mafia che chiamano “banche”. Ma tanto cosa vuoi, l’uomo è solito confondersi con i nomi.

Così chiamai il numero verde a pagamento dell’agenzia che aveva pubblicato quell’annuncio. A rigor di quanto scritto dovevano assicurare un buon prodotto a un ottimo prezzo. Duecentomila euro, complicato a dirsi, ma è conveniente per un appartamento dentro Roma di quelle dimensioni: quattro vani. Corrisponderanno almeno 90 metriquadri. Composi il numero e dall’altra parte rispose una sventola da urlo. O così l’immaginavo la padrona di quella voce così sensuale. Una voce quasi da chat-line. Sedeva sicuramente a gambe un po’ divaricate. E così fui subito a mio agio. Quanti mi conoscono sanno bene di cosa parlo. Feci un po’ il simpatico, ma, essendo lei una venditrice, e anche delle più tremende, fece la simpatica molto più di me. Gli immobiliaristi ci sanno fare. Sono un po’ troppo abbronzati, ma ci sanno fare.

-                           Ma mi dica, in cosa posso esserle utile oltre che ascoltare tutte le sue prodezze da escursionista?

-                           Be sa, pensavo come potesse essere aver una casa tutta mia.

-                           Ah! Bene, vuole fare il grande passo allora… sarebbe la sua prima casa?

-                           Si, certo.

-                           Lei è sposato, ha figli…

-                           Ecco vede Monica, lei è proprio fortunata: no no no…

E qui feci il sentire il sospiro di sollievo, che doveva riguardare più lei che me.

-                           Io? Cosa centro io scusi?

-                           Ma non faccia la timida su… l’ho capito subito.

-                           Capito? Cosa?… senta facciamo così: io sto cercando di essere gentile e accondiscendere alla sua malizia, ma davvero non ho tempo da perdere. Ho il telefono che sembra un albero di natale e dietro ogni telefonata ci potrebbe essere un potenziale acquirente. Adesso: ha ancora voglia di scherzare e la finiamo qui, o è interessato davvero ad un appartamento?

-                           La seconda.

-                           Bene, ha già qualche idea? Metrature, zona, …o naviga nel vuoto così come stava facendo con me?

Mise giù di colpo quando le risposi che era lei a navigare già nel mio cuore. Eppure altre volte frasi simili avevano avuto il loro successo.

Non mi persi d’animo e subito richiamai. Questa volta rispose Mario, o Pino, non ricordo. Rispose comunque la voce di un uomo. Dissi a quella voce che avevo ricevuto il catalogo gratuito e che erano stati parecchio gentili a inviarmene una copia. Lui disse che era un piacere e che dovevo stare tranquillo tanto avrebbero trovato il modo di farmelo pagare. O forse questo non lo disse? Non lo so, in ogni caso, interrogato, rispose che era ancora disponibile proprio quell’appartamento che aveva attirato la mia attenzione e che, quella strana scritta “nuda proprietà” significava in pratica che dentro ci viveva una vecchia o un vecchio che da lì a poco,.. “insomma…”

-                           Insomma cosa, Mario?

-                           Beh, insomma, il vecchio schiatta a breve.

-                           Ah, ma allora è un vecchio, non una vecchia.

-                           Vecchio, vecchia, ma che importanza ha. La casa la prende a due lire, ha dei balconi parecchio ampi ed è tenuta bene. Non credo dovrà fare lavori di ristrutturazione.

-                           Ma come, che schifo, certo che li farò. C’è un vecchio dentro. E se muore nel letto?

-                           Certo che il letto lo cambia, non sarà mica quello il problema. Ma su mi dica quando ha tempo di venire a vederlo.

La “nuda proprietà”, che geniale trovata! E io che nutro ancora sfiducia nell’uomo. Era questa la ragione per cui quell’appartamento aveva un prezzo così vantaggioso. Cosa dovevo fare a quel punto? Bastava andare a vedere l’appartamento accompagnato da un venditore, o, meglio, da una venditrice. Poi, se non c’erano fragature, firmare il contratto, poi il rogito e aspettare. Aspettare cosa? La morte del vecchio ovviamente. Crudele? Immorale? Ma no è la vita, pensai.

Sul citofono c’era scritto “Merode”. Così mi aveva detto Mario o Pino. Ad accogliermi nel grande e luminoso appartamento c’erano Pino o Mario, l’immobiliarista e Alberto Merode, seduto in un angolo, immobile. Era un omone alto e con grosse mani da agricoltore. Mi salutò con una possente stretta che mi sembrò di accarezzare il tronco di una quercia. Forse per questo che si dice “vecchio come una quercia”. O forse non c’entra un cazzo? Si trattò però del primo di una lunga serie di appuntamenti nell’appartamento di Alberto Merode perché occorreva premurarmi di mille accorgimenti. Sì, stavo per compiere un passo importante e dovevo accertarmi dello stato dell’appartamento che la mia banca stava per comprare. Bisognava pensare a mille cose, allo stato delle pareti, i tubi, i balconi, la facciata. Lo volevo mostrare ai miei amici, ai miei genitori, che erano contentissimi. Una scelta azzeccata. Avevo pronosticato di andare ad abitarci al massimo dopo un paio d’anni dall’affare: quel tale, Merode, era parecchio anziano. “Vedi che quello ci seppellisce a tutti”, mi ripeteva spesso mio padre. Ma nessuno gli dava ascolto, era solo invidioso di quella mia fortuna. Ai primi formali incontri con Alberto ne seguirono altri. Tuttavia, non so se per suggestione mia o per stronzaggine altrui, ogni riferimento, ogni episodio, ogni frase era buona per farmi ricordare che attendevo la morte di qualcuno. Gli amici mi parlavano utilizzando il vocabolario necrologico della lingua italiana. Stava diventando un inferno. Alla mia amica Addolorata venne perfino in mente di accompagnarmi un sabato da una medium per cercare di scoprire quando il vecchio sarebbe venuto a mancare di preciso. Al ché un giorno decisi di chiamare in agenzia per informarmi a quanto ammontasse la penale nel caso in cui mi fossi ritirato dall’affare.

-                           Buonasera “Domus Argentea” sono Monica in cosa posso esserle utile?

-                           Oh! Monica.

-                           Oddio ancora lei? Quello delle escursioni sulle Murge… attenda le passo Pino, o Mario? Con chi ha concluso la trattativa?

-                           Veramente non ricordo, ma fa lo stesso…

E di lì un urlo “Ragazzi ho al telefono quello del quasi morto, chi se l’è accollato l’ultima volta?”. Ed eccomi al telefono con Pino:

-                           Ma buonasera! Cosa mi dice, è schiattato il vecchio?

Silenzio di tomba. Quei venditori iniziavano a darmi un po’ sui nervi. Soprattutto quell’arrogante puttanella di Monica. Che tenesse le sue gambe aperte per qualcun altro degno di lei. Con questi qui io ho chiuso. Al contrario del primo incontro in cui Alberto rimase fermo in un angolo col volto accigliato di chi non vuole seccature, le visite successive furono molto diverse, più intime, facemmo un po’ la nostra conoscenza. Alberto era napoletano, un attore di teatro trasferitosi a Roma per far riecheggiare la sua calma e rassicurante voce nei teatri di lustro della Capitale. L’appartamento, nel mobilio, rispecchiava una grande personalità: quella di uomo dalle mille passioni. Condividevamo perfino la passione per i piccoli oggetti da tabagisti e per le armi antiche. Ne aveva ben duecentoventisette pezzi in tutto, ma il più bello era custodito gelosamente in una vetrinetta alle spalle della scrivania di quello che era il suo studio, elegante e tutto in legno pregiato. Alberto vestiva sempre con grande eleganza e la stessa cura ed eleganza si poteva facilmente notare anche nella gestione del mio futuro appartamento. Continuai a fargli visita sempre più spesso, all’inizio solo per osservare bene l’appartamento, in seguito anche per il gusto di appassionarci a leggere assieme gli innumerevoli copioni di teatro che possedeva nella sua immensa libreria. Gli chiesi se aveva intenzione di lasciare tutto lì dov’era o se pensava di far portar via quel patrimonio.

-                           Sì, me li porto dentro la tomba, come facevano gli egizi con i faraoni.

-                           In effetti è una domanda stupida, Alberto, ma semplicemente pensavo che li ereditasse qualche tuo nipote o qualcosa del genere.

-                           Ma secondo te, se io avessi nipoti avrei mai fatto questo cosa della nuda proprietà?

-                           Beh no, forse no…

-                           Sicuramente no, scemo!

Non aveva né figli, né tantomeno amanti perché aveva deciso di non condividere la sua vita con nessuna donna; aveva scelto di “vivere col cuore a pezzi” mi disse. Non aveva fratelli né sorelle e, figuriamoci, i genitori erano scomparsi ormai da tempo. Durante le nostre frequenti passeggiate mi parlava soprattutto delle sue donne. Diceva di averne avute a centinaia ed io credevo ad ogni sillaba di ciò che mi raccontava, perché il fascino di quell’uomo era obiettivamente infinito. O semplicemente mi piaceva il modo in cui raccontava le sue storie. Mi mostrò anche i romanzi che aveva pubblicato. E io provavo invidia perché non sono mai riuscito a scrivere nulla di veramente completo. A lui questa cosa faceva incazzare e mi ripeteva sempre che la scrittura e il teatro sono come la vita: sono l’interpretazione di un sogno o di una sofferenza. Dunque scrive solo chi sogna e chi soffre.

-                           Tu non scrivi perché non soffri e perché non sogni più. Quando è stata l’ultima volta che hai sognato ad occhi aperti?

-                           Non puoi dirlo Albè, non puoi saperlo. Chi ti dice che io non soffro? Ognuno sente la propria coscienza più forte di quella degli altri, è ovvio no? Non puoi accusarmi di superficialità.

-                           E invece lo posso fare e come, stai comprando la casa di un morto. Sei così meschino e codardo che non aspetti l’ora che qualcun altro muoia per ottenere qualcosa che altrimenti non potresti mai permetterti. E in realtà cosa stai ottenendo? Solo uno stupido e inutile appartamento. Una cosa che un giorno non sarà più tua.

-                           Sì, parla lui, Alberto il lupo solitario. Sei tu che non hai amato nessuno nella tua vita ed ora ti ritrovi ad essere vittima del tuo stesso crimine.

-                           Ah bella questa, ragazzino, “vittima del mio crimine”. Quanta prosopopea.

Com’era colto - diamine!, mi faceva una rabbia!

-                           Ti piace il vino Albè?

-                           Si che mi piace, ma non posso berlo perché mi fa male.

Quando passeggiavamo pretendeva di camminare all’interno del marciapiede perché temeva che mi venisse in mente di spingerlo sotto una macchina per liberarmi in fretta di lui e, tutto il tempo, mi guardava con aria sospetta. Tuttavia a me piaceva così tanto stare con lui che i miei impegni passavano in secondo piano, come pure i suoi sterili improperi. Giunta l’estate sistemavamo le sedie sdraio e il tavolino nel giardinetto e ci godevamo quelle bellissime serate romane rullando sigarette e riempiendo pipe di continuo. Io sorseggiavo i liquori che Alberto comprava esclusivamente per me, mentre lui invece beveva gazzosa. Era pazzo di gazzosa. Era pazzo anche per i ciclamini, diceva che gli piaceva il nome e non il fiore in sé. Anzi, i fiori gli facevano schifo.

Così come allora, anche io nei giorni seguenti al mio trasloco in quella casa fui troppo distratto per soffermarmi a capire la profondità di una coscienza diversa dalla mia, ed egoisticamente, da quel momento in poi, ogni giorno, porto un ciclamino ai piedi della lapide su cui fu inciso il nome di Alberto Merode, e poi ritorno a casa a lucidare le duecentoventisette armi antiche. Una per una. Ogni giorno.

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Commenti

3 Responses a “Nuda proprietà”

  1. birikti su 26th Febbraio, 2009 17:11

    bellissima….in un pomeriggio triste mi ha riempito il cuore, ho sorriso e riso e ho ammirato l’autore di questa bellissima storia.

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  2. Simo su 26th Febbraio, 2009 19:09

    Appassionante, coinvolgente…profonda. In gamba G!

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  3. Vale su 16th Marzo, 2009 19:59

    dunque…una sintesi abbastanza emblematica dei comportamenti della razza umana!
    bravo Gi …a me è piaciuta!:)

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