Un giorno dopo
Postato il
8 Gennaio , 2009
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L’avevo conosciuta da piccolo. La prima cosa che ricordo di lei, era il suo sorriso e tanti capelli. Apparteneva alla generazione di Karol Wojtyla. Generazione nata nella guerra e cresciuta senza giocattoli, sotto le bombe. Dopo una breve pausa un altro regime. Quello comunista. Quando, proprio grazie a Wojtyla è caduto, sono diventati tutti vecchi e con una pensione misera. Pensione che dopo 40 anni di lavoro porta solo alla fame. Ovvio, perchè il denaro adesso che ci siamo aperti all’altro regime di consumismo vale un quarto. Ecco perché adesso ha lo stesso sorriso, ma pochi capelli.
Erano in tanti che avevano una vita simile al Papa polacco. Una dei tanti era proprio lei. Annastazia era nata nel 1933 in un piccolo villaggio Slovacco da una famiglia di contadini poveri, con un padre viaggiatore alla ricerca del lavoro. Lei ultima figlia di otto fratelli e sorelle, aveva la fortuna di non dover lavorare e di poter sfogliare qualche libro ogni tanto. Non divenne mai importante come il Papa e probabilmente non entrerà mai nella storia, ma la sua vita va molto oltre.
Presto prova ad andare a scuola. Era un privilegio studiare. Non era come adesso un dovere, un obbligo, il suo era il puro amore. Nascondendosi davanti ai genitori che odiavano la scuola e i libri come perdita di tempo, lei andava velocemente avanti. Divenne la più brava della classe. Classe composta da 90 – 100 persone prevalentemente di famiglie borghesi. Qui la storia si interrompe per una breve pausa di guerra. Per ben 3 anni apre i libri solo occasionalmente. Non poteva neanche azzardarsi ad andare a scuola, le bombe cadevano spesso all’improvviso. Nascosti in cantina in quindici o venti quando nel buio completo si sentivano solo gli aerei tedeschi che portavano le bombe in una cittadina molto vicina a loro. In lontananza si sentivano gli scoppi come un vero terremoto. Molte volte mi aveva chiesto, ma come è il terremoto lì da voi? Ti posso dire cara Annastazia, non ha niente a che fare con i traumi che ti sei passata in quel buco nero ascoltando le bombe scoppiare e gli aerei sopra la testa.
La mamma le morì per un tumore al seno subito dopo la guerra. Non si era potuta neanche godere la pace temporanea e la fine della guerra.
Lei decise di abbandonare la famiglia per trasferirsi in una città molto più grande, dove cominciò a studiare pedagogia. Sola in questa storica pausa dopo la guerra, in una grande città. Questo sarà il filo conduttore della sua vita. Sola e mai libera. Come il Papa diceva che bisogna solo amare, lei poteva dire che la libertà è la cosa più importante.
Qui conobbe il suo primo grande amore. Il primo e unico che le provocherà quello che lo zucchero provoca alla bocca: il sapore. Non è più sola e riesce ad essere amata, cosa che aveva avuto ben poco dai genitori, vivendo in una guerra e con 8 figli.
Abitava in una casa, diciamo in affitto. Lavorava e cercava di finire gli studi. Il suo Amore sempre presente l’accompagnava per le lunghe passeggiate pomeridiane lungo il fiume. Questo è forse il periodo nel quale ho meno notizie di Annastazia. Molto riservata, impaurita, non ha mai raccontato forse l’unico periodo felice della sua vita.
Il suo primo impegno lavorativo dopo gli studi fu l’insegnamento al liceo. Essendo molto concreta con il suo spirito contadino, non aveva problemi a trovare un posto molto prestigioso. Nel frattempo le classi sono scese a 40 – 50 allievi e quindi si lavorava molto più facilmente. Ma forse anche perché si iniziavano a fare meno bambini. Iniziava il progresso, ma progresso comunista. Ovviamente si era dovuta iscrivere nel partito sennò poteva anche tornare da dove era venuta. Era il piccolo tesserino che conserva ancora adesso, che le garantiva la sperata felicità.
D’altra parte il suo grande amore la sposò. Ormai anche lui era un affermato ingegnere in una fabbrica di armi. Nasce il primo figlio. Diciamo che da qui inizia la realtà diversa che dovrà affrontare. L’amore sparisce e subentrano le lunghe litigate, spesso le alzate delle mani. Proseguono quattro aborti e la morte del padre. Il regime non le perdona nulla. Il matrimonio ormai svanito lo dovrà mandare avanti per forza se vuole proseguire nel lavoro. Una famiglia deve essere unita e il divorzio esiste solo nei paesi poco sviluppati (occidente).
Il marito manca periodicamente. Molte amiche le riferiscono di averlo visto nelle terme, oppure in montagna con altre persone. Anche con molte amiche. Forse qui potrebbe arrivare la fine della vita, almeno in un pensiero. Ma qui arriva un altro figlio, che in un periodo di promesse e di ritorno alle radici dell’amore, nasce. Non era voluto. Tanto che il maggiore viene spesso preso di mira per scaricare la rabbia del padre. La sua faccia ancora piccola spesso porta dei segni disumani. Un altro figlio.
Gli unici famigliari rimasti le consigliano di andarsene, di lasciare tutto e di tornare nella casa dei genitori. Lei restò. Non sa spiegare perché. La speranza. No. Qui subentrano i pochi amici che riuscivano a frequentare la chiesa. La chiesa e la fede che spesso si nascondeva sotto terra. Nelle cantine. Nella case. Ecco perché non si trovava. Era ben custodita, per non essere preda del nemico. Il marito se ne andò in un’altra casa e rimase da sola con due figli piccoli. Inizia un altro tentativo per sopravvivere. La fede. Almeno di domenica riesce ad andare alla messa. Da quanto tempo non ci andava. Eppure era fortemente educata nella fede. Se l’è portata con sé come unico bagaglio in una città completamente atea. E poi la sua professione non permetteva la fede.
Tutto era chiuso. Le chiese. I seminari. Qualsiasi tentativo di fuga. Mancavano i libri, le notizie. Mancava anche la grande speranza, che in questo periodo Karol Wojtyla portava a Roma come Papa.
In questi grigi giorni mi sono visto con Annastazia. Ho visto il sorriso con le lacrime. Rideva e piangeva per la perdita di Giovanni Paolo II., il suo coetaneo e il suo esempio. Nelle mani aveva tante foto con lui, durante le udienze generali. Si conoscevano, almeno di vista, anche se sono nati a una distanza di soli 200 km con la loro vita simile se non uguale. Due cristiani, due sofferenze, due vite sante. Una che è uscita fuori dal buio e l’altra che continua di nascosto.
Ultimo atto della sua libertà è arrivato dal rinnovo della sua fede.
Le messe di domenica erano registrate con la telecamera, per poter vedere chi ci andava. Ovviamente chi aveva il tesserino ed andava dentro una chiesa era un traditore. E così almeno tre quattro volte sono venuti ad avvertirla direttamente a casa. La sua risposta era sempre la stessa. Continuava ad andare tutte le domeniche a messa. Fino a quando è arrivato il trasferimento dal liceo di prima categoria ad un orfanotrofio. E’ diventata la maestra di appoggio per i ragazzi orfani a una distanza di venti chilometri da casa sua. Questa era la risposta alla sua fede. Non si è piegata, anzi era l’unica cosa che le è rimasta. La fede e due figli piccoli.
Trascorsi gli anni della produttività e del viaggio quotidiano al lavoro e ritorno, arriva la pensione. Peccato. L’anno successivo è caduto pure l’ultimo regime della sua vita. Quello che poteva essere una pensione solida dopo anni di lavoro è diventata una miseria, ma non solo lei era penalizzata dalla libertà appena acquisita. Ce n’erano tanti.
Almeno poteva seguire Giovanni Paolo II in televisione. Il suo Papa, il suo coetaneo esempio di vita.
Non si è mai goduta la libertà. Mai. Sapeva amare ma sempre nelle condizioni dimezzate dalle persone, che si inventavano ed applicavano le loro ragioni sulla vita dei altri. La guerra, il regime, una vita passata senza poter esprimere quello che pensava. Vita con il sorriso e occhi appesi verso il cielo, dove vedeva il suo Wojtyla.
Annastazia passa le giornate tra l’ospedale per le malattie cardiache acquisite dalla vita percorsa e il televisore. Il suo sorriso è rimasto sempre uguale. Anche dopo la morte dell’ultimo fratello e del suo primo e ultimo tormentato Amore, deceduto nella completa solitudine. Senza figli e senza Annastazia.
Lei sorride e piange. Il Papa è morto. Lei sta ancora qui tra di noi.
Io sono orgoglioso di averla conosciuta. Vi assicuro che non sarà sepolta in Vaticano, ma Santa era e sarà.
Mamma sono io il tuo secondo figlio non voluto.
Sono io e ne sono orgoglioso.
Mamma.
R.My
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