Esercizio retorico di prolissità in memoria dei bei tempi andati
Postato il
28 Gennaio , 2009
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Amici, nulla è impossibile fuorché l’eternità in terra o il diventare
epigoni di se stessi. In questo andirivieni perso tra cognizione del
presente e avvistamento di compagni alati che senza paura solcano la
ionosfera, ci è permesso ammettere, per una sola volta, l’attitudine
che ci appartiene. Al di là dei confini e oltre la creazione degli
dei, l’universo continua ad avere forme infinite e infiniti
orientamenti. La direzione del tempo si muove in un solo senso, ce lo
insegnano a scuola, ma tale certezza resta turbata dalle chimere di
invisibili quanto provvidenziali destini voltati al contrario, come,
ad esempio, la rinascita di una stella.
Lo spiegamento da battaglia sembra impressionante: civiltà millenarie
si mutano in archeologia, l’illusione del ritorno cede al disincanto.
Quaggiù, oggetti e persone scomparse continuano a vivere i nostri
momenti migliori in un altrove che forse non esiste, ma offrono
consolanti immersioni nel passato agli ostinati mortali consapevoli di
conquiste mai raggiunte. E tutto questo nella magnifica sorte
progressiva che diremo necessaria.
Perché si sa: senza i ricordi scompaiono anche i sogni.
Personalità Confusa
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2 Responses a “Esercizio retorico di prolissità in memoria dei bei tempi andati”
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Son cose.
forse non sarà la nota più rilevante, ma perchè nei tuoi racconti c’è sempre ( o spesso) una patologia?
(gli altri commenti dal vivo)